Mercati tra cautela ciclica e trasformazione strutturale
Le recenti tensioni geopolitiche stanno inducendo gli investitori a un progressivo ridimensionamento del rischio, dopo un periodo prolungato di forti performance sui mercati finanziari. Si tratta di una fase di normalizzazione comprensibile, che riflette un contesto globale più complesso e frammentato.
Il principale fattore di rischio per il 2026 resta quello geopolitico, destinato a generare una volatilità superiore rispetto al 2025. Le dinamiche internazionali continueranno quindi a rappresentare una variabile chiave per l’allocazione degli asset e per le decisioni di investimento.
Allo stesso tempo, il medio-lungo periodo rimane costruttivo. I mercati si inseriscono infatti all’interno di un superciclo finanziario, sostenuto dall’allineamento in senso espansivo delle politiche fiscali, monetarie e regolatorie, un elemento che contribuisce a fornire supporto strutturale alla crescita.
A rendere questa fase storicamente distintiva è inoltre la nascita e diffusione dell’intelligenza artificiale, una discontinuità tecnologica destinata a incidere profondamente su produttività, modelli di business e prospettive di investimento nei prossimi anni.
