Finanza istituzionale e credito bancario: il confronto tra istituzioni, banche e imprese sulle nuove sfide della crescita
Milano, 21 maggio 2026 – In uno scenario economico caratterizzato da crescente incertezza, maggiore selettività nell’accesso al credito e trasformazione delle esigenze finanziarie delle imprese, il tema del supporto alla crescita aziendale rappresenta oggi uno degli elementi centrali per la competitività del sistema produttivo italiano.
Da queste considerazioni nasce “La finanza a supporto delle imprese italiane”, l’evento promosso da EQUITA Debt Advisory presso la sede di EQUITA a Milano, che ha riunito istituzioni finanziarie, primari gruppi bancari e imprenditori in un confronto dedicato agli strumenti a supporto dello sviluppo delle aziende italiane.
L’iniziativa ha visto la partecipazione di rappresentanti di SACE, SIMEST, Invitalia, Banco BPM, UniCredit e Crédit Agricole, insieme ai vertici di EQUITA Debt Advisory, in due tavole rotonde dedicate rispettivamente al ruolo della finanza istituzionale e all’evoluzione del credito bancario alle imprese.
“Le imprese italiane stanno affrontando una fase di forte trasformazione, nella quale la capacità di accedere a strumenti finanziari adeguati diventa un elemento sempre più strategico per sostenere investimenti, crescita e competitività”, ha commentato Fabrizio Viola, Presidente di EQUITA Debt Advisory.

Finanza istituzionale e supporto alla competitività delle imprese
Il primo panel, dedicato alla finanza istituzionale, ha approfondito il ruolo degli strumenti pubblici e partecipativi nel sostenere investimenti, innovazione, internazionalizzazione e percorsi di sviluppo industriale.
Nel corso del dibattito tra Andrea Mattioli (Chief Underwriting Officer, SACE), Daniele Straventa (Responsabile Salvaguardia Imprese, Invitalia) e Vera Veri (Chief Investment Officer, SIMEST), il tutto moderato da Fabio Cassi (CEO di EQUITA Debt Advisory), è emerso come il supporto alle imprese stia evolvendo da una logica prevalentemente emergenziale, che aveva caratterizzato gli anni della pandemia, verso modelli più selettivi e strategici, orientati alla competitività di lungo periodo, alla sostenibilità degli investimenti e al rafforzamento della presenza internazionale delle aziende italiane.
Particolare attenzione è stata dedicata alle esigenze delle imprese impegnate in processi di crescita, innovazione e trasformazione, nonché alla necessità di accompagnare le aziende in un contesto geopolitico ed economico sempre più complesso e volatile.
I rappresentanti di SACE, SIMEST e Invitalia hanno inoltre evidenziato il ruolo centrale della collaborazione tra operatori pubblici, sistema bancario e advisor finanziari nel creare un ecosistema in grado di sostenere concretamente il tessuto imprenditoriale italiano.
Più in dettaglio, Andrea Mattioli ha sottolineato come la garanzia pubblica oggi sia destinata a supportare i progetti di export e internazionalizzazione delle imprese italiane e, in modo selettivo, investimenti strategici capaci di generare impatti concreti sulle filiere industriali, sulla digitalizzazione, sulla sostenibilità e sulle infrastrutture. Mattioli ha inoltre evidenziato il ruolo di SACE a supporto dell’export, non solo attraverso strumenti assicurativo-finanziari, ma anche come “export advisor”, accompagnando le imprese nell’individuazione di nuovi mercati di sbocco, nella gestione dei rischi e nel rafforzamento della competitività internazionale. Particolare attenzione è stata dedicata anche al tema delle filiere: la competitività non si gioca infatti solo nella singola impresa, ma lungo l’intera catena produttiva. In questo quadro, SACE sta lavorando anche a nuove soluzioni di finanza strutturata per il supporto agli investimenti delle filiere strategiche.
Daniele Straventa ha approfondito il funzionamento del Fondo Salvaguardia, nato per sostenere aziende in difficoltà economico-finanziaria attraverso interventi nel capitale insieme a investitori privati. Straventa ha evidenziato come l’obiettivo non sia soltanto garantire continuità aziendale e tutela occupazionale, ma anche favorire processi di rilancio industriale, aggregazione e rafforzamento competitivo delle filiere italiane, con particolare attenzione alla governance e alla qualità dei processi manageriali.
Vera Veri ha ribadito il ruolo centrale dell’internazionalizzazione per la crescita del sistema produttivo italiano, ricordando come l’export rappresenti oltre il 30% del PIL nazionale. Veri ha illustrato gli strumenti introdotti da SIMEST, dai finanziamenti agevolati agli interventi di equity e co-investimento per operazioni di M&A, sviluppo industriale e infrastrutturale all’estero, con particolare attenzione alle PMI e ai nuovi mercati strategici come India, Brasile, Medio Oriente e Sud-Est asiatico.
Nel corso del panel è stata inoltre presentata un’analisi dedicata alla sostenibilità degli investimenti nel settore idrico, basata sui dati storici di un ampio campione di operatori. Lo studio ha valutato la sostenibilità nel lungo periodo di livelli di investimento pari a circa 100 €/abitante/anno, ipotizzando diversi scenari di evoluzione tariffaria caratterizzati da una crescita progressiva fino a soglie massime predefinite.
Le simulazioni, costruite con un approccio prudenziale e con finalità puramente analitiche, evidenziano come il mantenimento di elevati livelli di investimento richieda un attento equilibrio tra dinamiche tariffarie e ricorso a fonti di finanziamento esterne, in un contesto in cui molti operatori ritengono che il fabbisogno infrastrutturale possa risultare anche superiore alle ipotesi considerate.
Il dibattito ha inoltre messo in luce il ruolo centrale della regolazione nel favorire lo sviluppo del settore: negli ultimi anni, un quadro regolatorio chiaro e stabile ha contribuito in modo significativo ad attrarre sia capitali pubblici sia capitali privati, garantendo al contempo visibilità sulla sostenibilità finanziaria degli investimenti.
È emerso un consenso diffuso sulla necessità di proseguire lungo questo percorso, affiancando agli strumenti tariffari ulteriori leve di sistema – anche di natura normativa – in grado di supportare gli investimenti richiesti, evitando di gravare esclusivamente sulla tariffa e favorendo una più ampia condivisione dei costi lungo la filiera.
Il secondo panel, dal titolo “Strumenti di mercato a disposizione degli operatori idrici: le emissioni pubbliche attraverso Euronext Milan Bond e Blue Bond”, ha analizzato le opportunità offerte dai mercati pubblici del debito, con un focus sulle emissioni obbligazionarie quotate e sugli strumenti legati alla sostenibilità.
È emerso come l’accesso al mercato dei capitali rappresenti una leva strategica per gli operatori utility, consentendo diversificazione delle fonti di funding, maggiore visibilità e rafforzamento del profilo creditizio. Particolare attenzione è stata dedicata ai trend del mercato fixed income, all’evoluzione del quadro regolatorio e al crescente ruolo dei criteri ESG.
Il confronto ha inoltre approfondito esperienze concrete di emissioni, inclusi i Green Bond e i più recenti Blue Bond, evidenziandone benefici, complessità operative e riscontro da parte degli investitori.
Il terzo panel, dal titolo “Strumenti di debito privato a disposizione degli operatori idrici: un primo accesso al mercato attraverso minibond e private placement”, si è concentrato sugli strumenti di debito privato come soluzione per un primo accesso al mercato dei capitali, in particolare per operatori di dimensioni medio-piccole.
I minibond e i private placement sono stati presentati come strumenti flessibili in grado di supportare i piani di investimento, offrendo un’alternativa al finanziamento bancario tradizionale. Il dibattito ha evidenziato il ruolo chiave di istituzioni come Cassa Depositi e Prestiti nel catalizzare capitali privati e accompagnare le aziende nel percorso di apertura al mercato.
Sono stati inoltre discussi gli aspetti operativi e preparatori necessari per affrontare un’emissione – dalla governance al reporting – nonché il valore aggiunto del supporto di advisor specializzati nel processo.
Credito bancario: più selettività e nuove esigenze per le imprese
Il secondo panel si è concentrato sull’evoluzione del credito bancario alle imprese e sulle principali trasformazioni che stanno interessando il mercato del corporate financing.
Nel corso del dibattito – moderato da Fabrizio Viola (Presidente, EQUITA Debt Advisory) – Luca Manzoni (Responsabile Corporate & Investment Banking, Banco BPM), Massimiliano Mastalia (Head of Wealth & Large Corporates Italy, Unicredit) e Marco Perocchi (Responsabile Banca d'Impresa, Crédit Agricole Italia) hanno evidenziato come negli ultimi quindici anni il credito bancario alle imprese italiane abbia subito una significativa contrazione strutturale. Secondo dati Banca d’Italia richiamati durante il dibattito, i prestiti alle imprese sono passati da circa 900 miliardi di euro nel 2011 a poco più di 600 miliardi negli ultimi anni. Diversi sono i fattori che hanno determinato questo andamento. Dal punto di vista della domanda, le crisi economiche che si sono succedute (post Lehman e Covid) e un ritmo di crescita non sostenuto hanno frenato consumi e investimenti. Dal lato dell’offerta, hanno invece inciso una maggiore selettività nell’ individuare le aziende ed i settori da finanziare nonché una regolamentazione bancaria certamente più restrittiva.
È emerso inoltre come il tema oggi non riguardi soltanto il costo del credito, ma soprattutto la capacità delle imprese di accedere a risorse finanziarie in un contesto più selettivo, nel quale assumono crescente importanza la qualità industriale delle aziende, la solidità patrimoniale e la capacità di presentare progetti di sviluppo sostenibili e credibili.
I rappresentanti di Banco BPM, UniCredit e Crédit Agricole hanno condiviso il punto di vista del sistema bancario sulle modalità attraverso cui gli istituti stanno supportando le imprese italiane in una fase caratterizzata da cambiamenti strutturali nei modelli di finanziamento e da una crescente esigenza di accompagnamento strategico delle aziende.
Nel corso del dibattito è stato inoltre sottolineato come, proprio in questo scenario, le imprese stiano progressivamente diversificando le proprie fonti di finanziamento, ricorrendo sempre più frequentemente a strumenti complementari al credito tradizionale, tra cui private debt, minibond e soluzioni di finanza alternativa, così come soluzioni di mercato quali le emissioni obbligazionarie corporate.
Luca Manzoni ha evidenziato come, negli ultimi quindici anni, il settore del credito bancario in Italia abbia vissuto trasformazioni profonde, che ne hanno ridisegnato i confini e le dinamiche. Alla base della contrazione dello stock di credito ci sono stati fattori come l’inasprimento della regolamentazione, l’uscita dal mercato di imprese non performing, la crescente affermazione di strumenti di credito alternativi e un progressivo miglioramento della qualità del credito. Manzoni ha sottolineato, infine, come in questo contesto il mercato resti sì molto competitivo, ma sia diventato sempre più selettivo, premiando quelle imprese solide e con progetti credibili. Questo rende fondamentale per le aziende disporre di business plan strutturati, assetti di governance evoluti e una cultura finanziaria più matura e diffusa.
Massimiliano Mastalia ha posto l’accento sulla necessità di costruire un rapporto sempre più orientato alla partnership tra banca e impresa, superando una logica esclusivamente focalizzata sul costo del credito. Mastalia ha evidenziato gli investimenti del sistema bancario in digitalizzazione, intelligenza artificiale e revisione dei processi decisionali per migliorare tempi di risposta ed efficienza, sottolineando al tempo stesso il ruolo centrale delle competenze umane e della conoscenza diretta del cliente.
Marco Perocchi ha sottolineato il rafforzamento della struttura finanziaria delle imprese italiane rispetto al periodo precedente alla crisi finanziaria globale, evidenziando come molte aziende abbiano migliorato patrimonializzazione e qualità del credito dopo il Covid. Perocchi ha inoltre ribadito il valore della relazione di lungo periodo tra banca e impresa, invitando gli imprenditori a costruire partnership finanziarie stabili e sostenibili nel tempo.
Il ruolo della finanza come leva strategica per la crescita
L’evento ha confermato come il dialogo tra imprese, sistema bancario, istituzioni finanziarie e advisor rappresenti oggi un elemento fondamentale per sostenere la crescita e la competitività del tessuto imprenditoriale italiano.
“In un contesto caratterizzato da maggiore complessità e da una crescente selettività nell’accesso al credito, la finanza non rappresenta più soltanto una fonte di capitale, ma uno strumento strategico per accompagnare le imprese nei propri percorsi di sviluppo e trasformazione”, ha dichiarato Fabio Cassi, Chief Executive Officer di EQUITA Debt Advisory.
L’iniziativa si inserisce nel percorso di EQUITA Debt Advisory – e più in generale del Gruppo EQUITA, la principale investment bank indipendente in Italia – volto a favorire il confronto tra imprese, operatori finanziari e istituzioni, con l’obiettivo di supportare le aziende italiane e gli imprenditori nell’accesso a soluzioni finanziarie evolute e sostenibili.

