Gli operatori del servizio idrico integrato e il supporto del Debt Capital Markets tra crescita e sostenibilità


Lo scorso 15 aprile 2026 EQUITA, in collaborazione con Utiliteam, ha promosso un momento di confronto dedicato al ruolo del Debt Capital Markets nel supportare lo sviluppo del settore idrico italiano, in un contesto caratterizzato da crescenti esigenze di investimento e da una progressiva riduzione del sostegno pubblico.
L’iniziativa ha riunito operatori industriali, istituzioni e investitori con l’obiettivo di analizzare le principali sfide del comparto, a partire dal fabbisogno infrastrutturale nel medio-lungo termine e dalle implicazioni derivanti dal completamento del ciclo di finanziamenti legati al PNRR.
Al centro della discussione, la necessità di sostenere livelli di investimento significativi – stimati in circa 100 €/abitante/anno nel medio periodo – e le conseguenti dinamiche finanziarie per gli operatori. La ricerca presentata da Utiliteam evidenzia infatti come il mantenimento di tali livelli comporti un progressivo aumento dell’indebitamento e della leva finanziaria, rendendo sempre più centrale il ricorso a fonti di capitale alternative e al mercato dei capitali.
In questo scenario, il Debt Capital Markets si configura come uno strumento chiave per accompagnare la crescita del settore, favorendo l’accesso a capitali privati e supportando al contempo gli obiettivi di sostenibilità e sviluppo infrastrutturale del Paese.

I panel e i principali temi emersi
L’iniziativa si è articolata in tre momenti di approfondimento, ciascuno focalizzato su specifici strumenti e prospettive di finanziamento per gli operatori idrici.
Il primo panel, dal titolo “Il fabbisogno di investimenti nel settore idrico nel medio lungo termine ed il fabbisogno di capitale a valle del PNRR”, ha approfondito il contesto regolatorio e le prospettive di investimento del settore. Partendo da un’analisi su un campione rappresentativo di operatori italiani, è emersa la necessità di sostenere investimenti strutturali nel tempo, con particolare attenzione alla sostenibilità finanziaria dei piani industriali.
Nel corso del panel è stata inoltre presentata un’analisi dedicata alla sostenibilità degli investimenti nel settore idrico, basata sui dati storici di un ampio campione di operatori. Lo studio ha valutato la sostenibilità nel lungo periodo di livelli di investimento pari a circa 100 €/abitante/anno, ipotizzando diversi scenari di evoluzione tariffaria caratterizzati da una crescita progressiva fino a soglie massime predefinite.
Le simulazioni, costruite con un approccio prudenziale e con finalità puramente analitiche, evidenziano come il mantenimento di elevati livelli di investimento richieda un attento equilibrio tra dinamiche tariffarie e ricorso a fonti di finanziamento esterne, in un contesto in cui molti operatori ritengono che il fabbisogno infrastrutturale possa risultare anche superiore alle ipotesi considerate.
Il dibattito ha inoltre messo in luce il ruolo centrale della regolazione nel favorire lo sviluppo del settore: negli ultimi anni, un quadro regolatorio chiaro e stabile ha contribuito in modo significativo ad attrarre sia capitali pubblici sia capitali privati, garantendo al contempo visibilità sulla sostenibilità finanziaria degli investimenti.
È emerso un consenso diffuso sulla necessità di proseguire lungo questo percorso, affiancando agli strumenti tariffari ulteriori leve di sistema – anche di natura normativa – in grado di supportare gli investimenti richiesti, evitando di gravare esclusivamente sulla tariffa e favorendo una più ampia condivisione dei costi lungo la filiera.
Il secondo panel, dal titolo “Strumenti di mercato a disposizione degli operatori idrici: le emissioni pubbliche attraverso Euronext Milan Bond e Blue Bond”, ha analizzato le opportunità offerte dai mercati pubblici del debito, con un focus sulle emissioni obbligazionarie quotate e sugli strumenti legati alla sostenibilità.
È emerso come l’accesso al mercato dei capitali rappresenti una leva strategica per gli operatori utility, consentendo diversificazione delle fonti di funding, maggiore visibilità e rafforzamento del profilo creditizio. Particolare attenzione è stata dedicata ai trend del mercato fixed income, all’evoluzione del quadro regolatorio e al crescente ruolo dei criteri ESG.
Il confronto ha inoltre approfondito esperienze concrete di emissioni, inclusi i Green Bond e i più recenti Blue Bond, evidenziandone benefici, complessità operative e riscontro da parte degli investitori.
Il terzo panel, dal titolo “Strumenti di debito privato a disposizione degli operatori idrici: un primo accesso al mercato attraverso minibond e private placement”, si è concentrato sugli strumenti di debito privato come soluzione per un primo accesso al mercato dei capitali, in particolare per operatori di dimensioni medio-piccole.
I minibond e i private placement sono stati presentati come strumenti flessibili in grado di supportare i piani di investimento, offrendo un’alternativa al finanziamento bancario tradizionale. Il dibattito ha evidenziato il ruolo chiave di istituzioni come Cassa Depositi e Prestiti nel catalizzare capitali privati e accompagnare le aziende nel percorso di apertura al mercato.
Sono stati inoltre discussi gli aspetti operativi e preparatori necessari per affrontare un’emissione – dalla governance al reporting – nonché il valore aggiunto del supporto di advisor specializzati nel processo.





