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Investimenti retail in Europa - Ricerca EQUITA-Bocconi 2026

Investimenti retail in Europa - Composizione della ricchezza; ruolo e uso di ISA, ISK, PEA, PIR

Giugno 2026
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In un momento in cui l’Europa è impegnata nello sviluppo della Savings and Investments Union (SIU) e nel rafforzamento dei mercati dei capitali, i singoli Stati sono chiamati a riflettere su come mobilitare in modo più efficace il risparmio delle famiglie, trasformandolo da ricchezza prevalentemente immobilizzata o detenuta in strumenti a basso rischio in capitale paziente a supporto della crescita, dell’innovazione e della competitività delle imprese.

Lo studio – realizzato dal Centro BAFFI dell’Università Bocconi in collaborazione con EQUITA – analizza in chiave comparata la composizione della ricchezza delle famiglie e l’allocazione dei portafogli retail in quattro Paesi europei: Regno Unito, Svezia, Francia e Italia. L’obiettivo è comprendere come i diversi assetti istituzionali, fiscali e previdenziali influenzino la partecipazione delle famiglie ai mercati finanziari e quali strumenti possano favorire una più ampia diffusione dell’investimento azionario.

L’analisi mostra come, nonostante l’elevata ricchezza privata delle famiglie europee, una quota significativa del risparmio resti ancora concentrata in depositi, immobili e prodotti assicurativi, generando un persistente divario rispetto ad altre economie avanzate e limitando il contributo del risparmio retail allo sviluppo dei mercati dei capitali.

Le differenze tra Paesi risultano rilevanti: l’Italia continua a mostrare un’impostazione più conservativa e bancocentrica, il Regno Unito beneficia di un sistema pensionistico maturo e di strumenti di risparmio diffusi, la Francia presenta un modello stabile e articolato, mentre la Svezia si distingue per una cultura dell’investimento azionario particolarmente sviluppata.

La ricerca approfondisce inoltre il ruolo di quattro strumenti di investimento retail a fiscalità agevolata: l’ISA britannico, l’ISK svedese, il PEA francese e i PIR italiani. Dal confronto emerge che gli strumenti più efficaci sono quelli che combinano semplicità, flessibilità, stabilità normativa e riduzione delle frizioni fiscali e amministrative. In particolare, l’ISK svedese rappresenta il modello più convincente in termini di democratizzazione dell’investimento retail, grazie a un disegno semplice, all’assenza di vincoli di detenzione e a un regime fiscale forfettario facilmente comprensibile dagli investitori.

Per l’Italia, lo studio suggerisce di affiancare alla revisione dei PIR l’introduzione di un nuovo conto di investimento a tassazione forfettaria, ispirato al modello svedese e calibrato sulle specificità del mercato italiano. Un simile strumento potrebbe contribuire a ridurre la distanza tra risparmio e investimento, favorire una maggiore partecipazione delle famiglie ai mercati azionari e rafforzare il ruolo del risparmio privato nel finanziamento dell’economia reale e dei mercati dei capitali europei.

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