Dicono di noi

Rossano Rufini, responsabile Private Equity, interviene alla rubrica "Il punto di..." a cura di AIFI

Gli investimenti in private capital sono oggi diventati una asset class necessaria, uno dei modi migliori per diversificare e bilanciare il portafoglio. Permettono infatti un ampliamento dell’universo investibile e di allocare il capitale con un orizzonte temporale di medio-lungo periodo, a beneficio dei ritorni. Anche dal punto di vista delle società beneficiare degli investimenti il private capital evidenzia significativi vantaggi.

Rufini

Parliamo infatti di investimenti in grado di sostenere lo sviluppo e la crescita delle piccole e medie imprese – dunque la colonna portante dell’economia reale – con forme di capitale cosiddetto “paziente”, al quale l’imprenditore può fare affidamento per pianificare investimenti e progetti di lungo periodo senza l’obbligo del rimborso del capitale come accade con le fonti di finanziamento bancario.

Gli investimenti in private capital risultano peraltro particolarmente interessanti in un contesto come quello attuale, in cui i tassi di interesse sono compressi e in cui non esistono più rendimenti privi di rischio (“no more free lunches”). Grazie al premio per l’illiquidità, gli investimenti in private debt e private equity risultano più redditizi degli investimenti tradizionali. Anche in ottica di portafoglio è poi altamente raccomandabile investire in asset che riducano la correlazione con i mercati finanziari, in modo da diversificare ulteriormente il profilo di rischio. Da ultimo, gli investimenti in private capital proteggono dal rischio d’inflazione, una delle principali sfide dei prossimi anni.

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